martedì 10 novembre 2009

Buon Compleanno Ennio Morricone (10/11/1927)





"Per un pugno di note do la mia anima ai film"

"Ho cercato di rappresentare in musica una bobina di film che si srotola sempre più velocemente fino a scoppiare in un tema conclusivo"

Nota
Con la colonna sonora di Baarìa Morricone è arrivato all'impressionante numero di 401colonne sonore cinematografiche composte, tra cui film entrati nell'olimpo della storia del cinema anche grazie alle impareggiabili musiche del maestro. A queste si devono aggiungere le opere non realizzate per il cinema e che rientrano sotto la più generale categoria di arte contemporanea: opere teatrali, lavori sinfonici e per solista e orchestra, composizioni corali, musica da camera, etc. Una produzione impressionante che nel 2007 lo ha portato al premio oscar per la carriera "per i suoi magnifici e multisfaccettati contributi nell'arte della musica per film", oltre a svariati Nastri d'argento, Donatello etc...
Diplomato in tromba, strumentazione per banda e composizione a cui ha affiancato studi di musica corale e direzione di coro è soprattutto ricordato per le sue 30 colonne sonore per film western. In particolare per la "trilogia del dollaro", i tre film in collaborazioni con l'ex compagno di classe delle scuole elementari Sergio Leone, in cui Ennio Morricone firma delle colonne sonore destinate a rimanere nella storia della musica per cinema e non solo; colonne sonore più volte riprese da altri registi e musicisti. La sua influenza sulla musica in toto (da quella sinfonica al rock all'elettronica) è sorprendente, artisti di qualsiasi genere hanno dichiarato di ispirarsi alle sue composizioni (dai Metallica ai Radiohead, da Bruce Springsteen a John Zorn).
L'epicità e l'oniricità del suo stile compositivo è forse riassunta tutta ne "Il buono, il brutto, il cattivo", che insieme a "C'era una volta il west", "The Mission" e tante altre hanno consacrato Ennio Morricone come uno dei più grandi compositori contemporanei.

Buon Compleanno Friedrich Schiller (10/11/1759)



Inno alla Gioia

O amici, non questi suoni!
ma intoniamone altri
più piacevoli, e più gioiosi.
Gioia, bella scintilla divina,
figlia degli Elisei,
noi entriamo ebbri e frementi,
celeste, nel tuo tempio.
La tua magia ricongiunge
ciò che la moda ha rigidamente diviso,
tutti gli uomini diventano fratelli,
dove la tua ala soave freme.
L’uomo a cui la sorte benevola,
concesse di essere amico di un amico,
chi ha ottenuto una donna leggiadra,
unisca il suo giubilo al nostro!
Sì, - chi anche una sola anima
possa dir sua nel mondo!
Chi invece non c’è riuscito,
lasci piangente e furtivo questa compagnia!
Gioia bevono tutti i viventi
dai seni della natura;
tutti i buoni, tutti i malvagi
seguono la sua traccia di rose!
Baci ci ha dato e uva, un amico,
provato fino alla morte!
La voluttà fu concessa al verme,
e il cherubino sta davanti a Dio!
Lieti, come i suoi astri volano
attraverso la volta splendida del cielo,
percorrete, fratelli, la vostra strada,
gioiosi, come un eroe verso la vittoria.
Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio vada al mondo intero Fratelli,
sopra il cielo stellato
deve abitare un padre affettuoso.
Vi inginocchiate, moltitudini?
Intuisci il tuo creatore, mondo?


«Nella dignità... Lo spirito si comporta da padrone del corpo, perché qui esso deve affermare la sua autonomia contro l'imperioso istinto, che procede ad azioni senza di lui e vorrebbe sottrarsi al suo giogo. Nella grazia invece governa con liberalità, perché qui è lui che mette in azione la natura e non trova alcuna resistenza da vincere... La grazia sta dunque nella libertà dei moti volontari; la dignità nel dominio di quelli involontari. La grazia lascia una parvenza di spontaneità alla natura, là dove questa adempie gli ordini dello spirito; la dignità invece la sottomette allo spirito, là dove essa vorrebbe regnare. Nella dignità... ci è presentato un esempio della subordinazione dell'elemento sensibile a quello morale... Nella grazia, invece la ragione vede la propria esigenza soddisfatta nella sensibilità. [...] Avendo dignità e grazia campi diversi per la loro manifestazione, non si escludono vicendevolmente nella medesima persona; ...anzi soltanto dalla grazia la dignità riceve la sua convalidazione, e soltanto dalla dignità la grazia riceve il suo valore.»

( Della Grazia e Dignità, 1793 )


«L’alto concetto dell’Apparenza Estetica deve diventare generale. Esso non diverrà generale finché l’uomo sarà ancora non educato, al punto da poterne fare abuso; ed esso diverrà generale solo attraverso una cultura che possa evitare ogni abuso.
Per aspirare all’autonomia dell’Apparenza Estetica sono necessari all’uomo più potere di astrazione, più libertà di cuore e più energia della volontà di quando egli si limita alla realtà; ed egli deve avere tutto ciò già dentro di sé, se vuole aspirare a qualcosa. […]
È necessaria una totale rivoluzione del suo intero modo di sentire, senza la quale l’uomo non potrebbe intraprendere nemmeno il cammino verso l’Ideale.»

( Lettere sull’educazione estetica dell’uomo, 1795 )

NOTA
Nella sua opera Schiller si mostra come un poeta il cui compito principale è quello di permettere all’umanità a migliorarsi e a maturare. Il progetto di un profondo cambiamento sociale e politico passa necessariamente attraverso l’educazione alla Bellezza: solo chi mostra sensibilità verso l’ideale estetico sarà capace di agire in nome della Giustizia e della Verità.
A partire da questo concetto fondamentale vedono la luce le sue opere estetico-filosofiche, volte alla formazione di un principe ideale; da questo stesso presupposto derivano anche le frequenti critiche e denunce alla realtà politica contemporanea, riscontrabili nella maggior parte dei drammi,che valsero all’autore non poche censure.
Il sodalizio con Goethe, nato nel 1794 e protrattosi fino alla morte di Schiller nel 1805, è stato uno dei più fecondi della storia della letteratura: esso diede vita a riflessioni estetiche e a produzioni liriche che influenzarono la scena artistica dell’intero Classicismo e Romanticismo.

lunedì 9 novembre 2009

Buon Compleanno Anne Sexton (9/11/1928)




Una come lei
Her kind

In giro sono andata, strega posseduta
I have gone out, a possessed witch,

Ossessa ho abitato l'aria nera, padrona della notte;
haunting the black air, braver at night;

sognando malefici, ho fatto il mio mestiere
dreaming evil, I have done my hitch

passando sulle case, luce dopo luce:
over the plain houses, light by light:

solitaria e folle, con dodici dita.
lonely thing, twelve-fingered, out of mind.

Una donna così non è una donna.
A woman like that is not a woman, quite.

Come lei io sono stata.
I have been her kind.


Ho trovato nei boschi tiepide caverne,
I have found the warm caves in the woods,

e pentole e amuleti, tavole
filled them with skillets, carvings, shelves,

e armadietti, infinità di oggetti
closets, silks, innumerable goods;

e sete ho ammassato;
per elfi e vermi cene ho preparato:
fixed the suppers for the worms and the elves:

mugolando ho sistemato le cose fuori posto.
whining, rearranging the disaligned.

Una donna così non è capita.
A woman like that is misunderstood.

Come lei sono stata.
I have been her kind.


Sul tuo carro, o cocchiere, son salita,
I have ridden in your cart, driver,

a braccia nude ho salutato paesi che passavano,
waved my nude arms at villages going by,

e le ultime strade luminose, ho conosciuto,
learning the last bright routes, survivor

sopravvissuta alle tue fiamme che ancora rompono le gambe
where your flames still bite my thigh

e alle tue ruote che ancora rompono le ossa.
and my ribs crack where your wheels wind.

Una donna così non ha vergogna di morire
A woman like that is not ashamed to die.

Come Lei io sono stata.
I have been her kind.

Nota:
Contemporanea di Sylvia Plath, figure tristemente legate, per le esperienze e il tragico epilogo delle loro vite, anime affini e quindi rivali, Anne Sexton è la strega della letteratura americana. Figura anticonformista, l’altra faccia della donna, tutta rosetto e chioma biondo-ossigenato, che l’America perbenista e rassicurante degli anni 60 si compiaceva di vedergli sfornare ottimi stufati e bellissimi bambini da mandare a morire in Vietnam. La “possessed witch” vola di notte e turba i sogni più tranquilli, non sussura “happy birthday mr. president” con voce roca e sensuale, ma grida il suo imbarazzo di essere ridotta ad angelo del focolare (“fixed the suppers for the worms and the elves:/whining, rearranging the disaligned./A woman like that is misunderstood./I have been her kind.”). Rivendicando fino all’ultimo la sua indipendenza, esprimendo la sua sensualità viva e vitale (scrive “ My mouth blooms like a cut.”) senza reticenze e falsi pudori, fino al suo ultimo atto di non obbedienza e allo stesso tempo di sconfitta. Il 4 ottobre del 1974 si toglie la vita, inalando monosiddo di carbonio nel garage della sua abitazione.

domenica 8 novembre 2009

Buon Compleanno Bram Stoker (08/11/1847)


«Il rapporto sulla casa era ancora più disturbante. Continuamente, durante il giorno, sembrava che gli uccelli cadessero da tutte le parti. Senza dubbio molti andavano come venivano, ma la massa non sembrava mai staccarsi da quel luogo. Ogni uccello sembrava emettere qualche nota di paura, di rabbia o ricerca, e il frullare d’ali non cessava mai o diminuiva. L’aria era piena di un mormorio palpitante. Nessuna finestra o barriera avrebbe potuto arrestare il suono, fino a quando le orecchie di qualsiasi ascoltatore sarebbero state raggiunte dall’incessante mormorio. Era così monotono, così triste, così malinconico, che tutti lo desideravano, ma invano, non importava quanto terribile potesse essere.»

Bram Stoker The lair of the white worm (La tana del verme bianco, trad. a cura della redazione di Asterischi)


Nota:
Bram Stoker, laureato in matematica al Trinity College di Dublino, è unanimamente considerato il padre letterario di Dracula, pur non essendo stato il primo ad aver affrontato il tema dei vampiri in letteratura (ad esempio la celebre Carmilla di Le Fanu). Dopo la sua morte, la moglie Florence, che lo aveva sostanzialmente dominato in vita, cominciò a gestire accuratamente i diritti editoriali del marito, stabilendo rigide regole per la realizzazione di Dracula a teatro e al cinema. Murnau infatti dovette cambiare nome a quello che poi sarebbe stato uno dei capolavori del cinema espressionistico tedesco tramutandolo in Nosferatu il vamprio (1922) con l’indimenticabile interpretazione del conte Orlok, ossia Dracula, di Max Schreck. Lo scrittore irlandese affiancò inoltre l’attività di scrittore e giornalista all’amicizia col celebre attore Henry Irving. Tuttavia la fama di Dracula ha oscurato altre opere di pregio dello scrittore irlandese che pur non raggiungendo le stesse profondità e lo stesso clamore del suo capolavoro meriterebbero comunque di essere lette come l’incursione fantasy de La tana del verme bianco e del Gioiello delle sette stelle, o il romanzo diario La dama del sudario.

sabato 7 novembre 2009

Buon Compleanno Albert Camus (07/11/1913)


«Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo.
Bisogna immaginare Sisifo felice.»

(da Il mito di Sisifo)


«Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti
spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio.»

(da Lo Straniero)



« Il narratore vede benissimo l’obiezione che si potrebbe fargli,
ossia che quegli uomini rischiavano la vita. Ma arriva sempre un momento
della storia in cui chi osa dire che due più due fa quattro è punito con la
morte.
E la questione non è sapere quale sia la ricompensa o la punizione che spetta a tale ragionamento. La questione è sapere se due più due, si o no, fa quattro.»

(da La Peste)




Nota:
L’accettazione. Non il passivo sottomettersi alle assurde regole sociali, ma la volontà di accettare
la sfida che il mondo pone all’Uomo. Potrebbe essere questo il fil rouge che lega la vasta ed eterogenea opera camusiana. Prima è il dio-Sisifo, ridotto ad essere uomo a causa dell’inestinguibile pena che gli è stata inflitta ma che si eleva, superando se stesso e i propri dei, grazie allo sforzo caparbio di trovare un significato alla punizione che gli è stata inflitta, metafora
dell’esistenza umana.
Poi è Mersault, anonimo cittadino, senza connotati ed emozioni, che nel finale amarissimo si riconsegna ad un umanità a lui estranea, accettando di giocare il ruolo che gli è stato imposto , quello del diverso dell”étranger”, nella grande mascherata che è la vita, e quindi rifiutando sino
alla fine di adeguarsi alle assurdità della società.
Fino all’Uomo che, posto di fronte ad una minaccia che incombe sull’umanità, la peste simbolo di ogni barbaria culturale e fisica, trova un senso solo in se stesso, ossia nei valori umani liberi da ogni misticismo, terrenei e sensuali, che nell’uomo iniziano e in questo finiscono.

venerdì 6 novembre 2009

le citta invisibili - R'lyeh



Nome ufficiale: R'lyeh

luogo geografico: Oceano Pacifico

forma di governo: assente

conformazione: impossibile da calcolare essendo strutturata da geometrie non euclidee

descrizione: «superfici troppo grandi per appartenere a qualunque oggetto terrestre e detestabili per le immagini e i geroglifici di cui sono coperte [...] sbarcarono sulla riva fangosa che si stendeva davanti all'acropoli d'incubo e si arrampicarono sui blocchi titanici e scivolosi che certo non erano una scala fatta per i mortali...»

H.P. Lovecraft Il Richiamo di Cthulhu



religione: la città dove il morto Cthulhu sogna e attende. Secondo Abdul Alhazred, autore del Necronomicon, Cthulhu è il sacerdote dei "Grandi Antichi", la razza di alieni che si insediò sulla terra quando gli umani erano ancora agli albori della civiltà e tuttora attendono negli interstizi del nostro mondo il momento propizio perchè "non è morto ciò che in eterno può attendere". Cthulhu è spesso raffigurato come un enorme polipo ricoperto da tentacoli che dorme al centro della sua città in attesa di essere richiamato a vivere. Così riporta uno dei suoi teorici: "quando le stelle si saranno allineate alcune forze ignote libereranno i corpi dei Grandi Antichi. [...] I sacerdoti segreti faranno risorgere il Grande Cthulhu dalla tomba per ripristinare il suo dominio sulla Terra... L'umanità diverrà come i Grandi Antichi: libera e selvaggia, al di sopra del bene e del male, senza leggi né morale. [...] Gli Antichi liberati insegneranno all'umanità nuovi modi di urlare e uccidere, e tutta la Terra brucerà in un olocausto di estasi e libertà". Riesce a contattare gli umani che gravitano nei pressi della sua dimora attraverso il sonno.

Per ulteriori informazioni su R'lyeh e Cthulhu consultare:

Il ciclo di Cthulhu di H. P. Lovecraft
Tale sistemazione si deve ai critici di H.P.Lovecraft, ideatore del mito, che raccolsero in un unico ciclo i racconti dedicati a Cthulhu, senza che lo scrittore avesse mai predisposto un disegno organico in tal senso.

Io, Cthulhu di Neil Gaiman

Il richiamo di Cthlhu di AA.VV.
Da segnalare la presenza del volume di un raccontino di August Derleth, che fu uno dei primi studiosi lovecraftiani a razionalizzare la disordinata produzione dell'americano e a trarne fonte d'ispirazione per le sue opere così da far proseguire il mito di generazione in generazione. Dal novecento in poi quasi tutti gli autori americani di genere fantastico si sono confrontati con le creature lovecraftiane.

Buon Compleanno Robert Musil (06/11/1880)


Da L’uomo senza qualità

«[...] l’abitante di un paese ha almeno nove caratteri: carattere professionale, carattere nazionale, carattere statale, carattere di classe, carattere geografico, carattere sessuale, carattere conscio, carattere inconscio, e forse anche privato, li riunisce tutti in sé, ma essi scompongono lui, ed egli non è che una piccola conca dilavata di quei rivoli, che v’entrano dentro e poi tornano a sgorgare fuori per riempire insieme ad altri ruscelletti una conca nuova. Perciò ogni abitante della terra ha ancora un decimo carattere, e questo altro non è se non la fantasia passiva degli spazi non riempiti; [...]. (cap. 8)»


Da Il compimento dell’amore, Congiungimenti

«In tale solitudine essi coglievano il segreto del loro essere due. Era un oscuro sentimento del mondo intorno a loro, che li stringeva l’uno all’altro, era un senso fantastico di freddo da tutti i lati tranne quello dove erano uniti, si scaricavano, si davano appoggio come due metà meravigliosamente coincidenti, che, combinate insieme, diminuiscono le loro superfici verso l’esterno, mentre l’interno si espande in se stesso. »


«E di colpo le venne in mente che pure lei – come tutto quanto la circondava – viveva prigioniera di se stessa, legata a un luogo, ad una data città, ad una casa, ad un appartamento, a un sentimento di se stessa, anno dopo anno ancorata a quel luogo minuscolo e allora le parve che anche la sua felicità, se appena si metteva a riflettere un attimo, poteva scomparire come quel mucchio di cose rumorose. »

«…cominciò a pensare che l’essere infedele doveva costituire un piacere sottile simile ad un cielo steso sopra la campagna, un piacere che misteriosamente conclude la vita…»

«Pensò, si traccia una linea, solo una qualche linea coerente, per ancorarsi all’esistenza muta delle cose; questa è la nostra vita; qualcosa di simile a quando si parla ininterrottamente e ci si illude che ogni parola appartenga alla precedente e stimoli la successiva nel timore di vacillare nell’attimo lacerante del silenzio senza sapere perché e di essere inghiottiti dalla quiete; ma è solo paura, solo la debolezza di fronte alla squarciante e terribile casualità di tutto ciò che accade…»

«…e ciò che veramente importa è che ogni punto della vita si inserisca senza interruzione nel successivo. »
«Ci sono cose che non si possono fare mai, non si sa perché, e sono forse le più importanti; si capisce, sono proprio le più importanti. Incombe, e lo si sa, sulla vita un’angoscia terribile, una stretta inflessibile come delle dita irrigidite. E a volte essa si scioglie come il ghiaccio nei prati; si resta pensierosi, un chiarore confuso che si diffonde in lontananza. Ma la vita, la vita ossuta, la vita già determinata si aggancia altrove noncurante, articolazione per articolazione, e restiamo inerti. »



Nota:
Scrittore, filosofo dal forte background scientifico; uno dei massimi scrittori del secolo scorso.
Allo scoppio della prima guerra mondiale Musil si trovava a Berlino. L’entusiasmo collettivo per la mobilitazione e il fascino irrazionale che aveva già conquistato numerosi intellettuali alla causa della guerra travolse anche Musil che decise inoltre di presentarsi come volontario in patria.
Ben presto però Musil si sentì estraneo all’ardore del nazionalismo, anche a quello più aristocratico esaltato da Thomas Mann, verso il quale provava una sottile antipatia.
Musil aveva maturato dentro di sé la convinzione che la guerra aveva si provocato il crollo delle ideologie, ma non aveva modificato in nulla l’esistenza umana. Anche le correnti di pensiero, l’Empirismo e l’Idealismo, che fino a quel momento avevano dominato la storia moderna, avevano fallito. La prima era sfociata nel capitalismo, la seconda nella disgregazione dell’individuo. La sintesi di queste riflessioni, finita la guerra, le raccolse nel saggio “Europa derelitta” pubblicato nel 1922.