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mercoledì 11 novembre 2009

Buon Compleanno Kurt Vonnegut (11/11/1922)




«Diventai un cosiddetto scrittore di fantascienza quando qualcuno decretò che io ero uno scrittore di fantascienza. Io non volevo essere classificato, così mi meravigliai di scoprire in quale modo sarei rimasto colpito: non avrei mai ottenuto credito per diventare uno scrittore serio. Decisi che era perché scrivevo di tecnologia, mentre i più fini scrittori americani non ne sapevano nulla. Ero classificato come uno scrittore di fantascienza semplicemente perché scrivevo di Schenectady, New York. Il primo libro, Player Piano, parlava proprio di Schenectady. I miei associati ed io siamo ingegneri, fisici, chimici, e matematici. E quando io scrissi a proposito della Compagnia Generale Elettrica e Schenectady, è sembrata una fantasia del futuro ai critici che non avevano mai visto il posto. Io penso che i romanzi che tralasciano la tecnologia travisino la vita, così come i romanzi vittoriani la snaturavano lasciando fuori il sesso.»

A man without a country di Kurt Vonnegut, Daniel Simon (traduzione a cura della redazione di Asterischi)

«Vi amo, figli di puttana. Voi siete i soli che leggo, ormai. Voi siete i soli che parlano dei cambiamenti veramente terribili che sono in corso, voi siete i soli abbastanza pazzi per capire che la vita è un viaggio spaziale, e neppure breve: un viaggio spaziale che durerà miliardi di anni. Voi siete i soli che hanno abbastanza fegato per interessarsi veramente del futuro, per notare veramente quello che ci fanno le macchine, quello che ci fanno le guerre, quello che ci fanno le città, quello che ci fanno le idee semplici e grandi, quello che ci fanno gli equivoci tremendi, gli errori, gli incidenti e le catastrofi. Voi siete i soli abbastanza stupidi per tormentarvi al pensiero del tempo e delle distanze senza limiti, dei misteri imperituri, del fatto che stiamo decidendo proprio in questa epoca se il viaggio spaziale del prossimo miliardo di anni o giù di lì sarà il Paradiso o l'Inferno.»

Kurt Vonnegut agli scrittori di fantascienza

Nota
Il nonno di Kurt Vonnegut emigrò dalla Germania negli Stati Uniti nel lontano 1848. Lo strano destino del nipote Kurt lo volle prigioniero durante l'offensiva delle Ardenne nel 1944 e quindi imprigionato in Germania. Proprio a Dresda, dove era stato rinchiuso dai nazisti, vide il terribile bombardamento alleato (135mila morti) che lo ispirò anni dopo per scrivere Mattatoio n.5 o la crociata dei bambini, uno dei suoi capolavori. La sua produzione, dopo una prima fase marcatamente fantascientifica, fu sempre contraddistinta da uno stile semplice e diretto e da un'acuta miscellanea di generi. Considerato una sorta di traditore di "genere" riuscì, al pari di altri grandi di quegli anni come James Ballard e Phil Dick, ad uscire dal cosiddetto ghetto della fantascienza per coinvolgere intere generazioni di lettori. Uno dei suoi personaggi, lo scrittore Kilgore Trout, venne utilizzato come pseudonimo da Philip Josè Farmer, altro irriverente autore di sf americana, per scrivere Venere sulla Conchiglia. A quanto si dice il nostro Kurt non fu affatto esaltato dall'idea.

martedì 10 novembre 2009

Buon Compleanno Neil Gaiman (10/11/1960)




«Quel che volevo fare era scrivere un libro che fosse per gli adulti ciò che erano stati per me romanzi come Alice nel Paese delle Meraviglie, Narnia, Il Mago di Oz, quando ero bambino. E volevo parlare di coloro che sono caduti in disgrazia e sono stati defraudati di tutto, usando lo specchio della fantasia, che a volte può mostrarci cose che ci sono passate davanti agli occhi milioni di volte senza che le vedessimo realmente.»

Dall’Introduzione di Neil Gaiman a Nessun Dove, Fanucci Editore.

«Si scolò il bicchiere di whisky, e dopo quello qualcuno gliene offrì un altro, quindi la serata diventò nebulosa e si concluse in una serie di immagini frammentate: poi ricordò soltanto la sensazione di stare per lasciare un luogo piccolo e a misura d’uomo che aveva un preciso significato per un altro più grande e antico che di significato non ne aveva; e di aver vomitato a più non posso in un canale di scolo in cui scorreva acqua piovana, chissà dove e a quale ora antelucana; e una figura bianca con simboli dagli strani colori, come una sorta di piccolo scarafaggio tondeggiante, che si allontanava da lui camminando sotto la pioggia. »

Nessun Dove, Fanucci Editore.

«Da ragazzo Gaiman non discriminava tra i lavori di Shakespeare e le storie fantasy di C.S. Lewis, James Branch Cabell e J. R. R. Tolkien. Leggeva qualsiasi cosa… Gaiman continuò il suo percorso leggendo gli scrittori della New Wave di fantascienza degli anni ’60. Nel 1964, Michael Moorcock divenne l’editore di New Worlds, una rivista di fantascienza che pubblicava storie di creature spaziali e di combattimenti stellari. Stanco della solita fantascienza, Moorcock diede opportunità a scrittori come James G. Ballard e Brian Aldiss. Per costoro la tecnologia non era oggetto d’adorazione. La tecnologia aveva fatto piombare il mondo nella guerra fredda, una realtà per cui si era costruito il più grande arsenale di armi nucleari. La tecnologia aveva lanciato l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti nello spazio, dove qualche giorno la fine della guerra si sarebbe potuta concludere. La fiction di Ballard, Samuel R. Delany, e Roger Zelazny obiettava sul valore della tecnologia. In queste storie di fantascienza, l’enfasi era sulla fiction, non sulla scienza, e sul profilo emozionale dei personaggi calati in un mondo tecnologicamente avanzato. Nella sua intervista per The SandManCompanion, Alan Moore ricordò l’ispirazione che aveva tratto dagli scrittori della New Wave: “Solo a vedere che si poteva scrivere in quel modo, che si poteva prendere una vecchia forma e creare qualcosa di completamente nuovo, è stata altamente stimolante… Immagino Neil prendere una certa quantità di carburante per missili da tutta questa roba”…»

Neil Gaiman di Steven P. Olson, traduzione a cura della redazione di Asterischi.

Nota:
L’esatta dimensione di Neil Gaiman si rintraccia nella straordinaria visionarietà di tutta la sua produzione: romanzi, fumetti, sceneggiature. Una sterminata cultura, che varia dalla letteratura di genere fino ai grandi classici, ai fumetti, alle fiabe, ha permesso a questo poliedrico autore britannico di lasciare la sua impronta nei diversi campi in cui ha impresso il suo talento. Ha iniziato la sua carriera facendo il giornalista e scrivendo racconti di fantascienza per riviste erotiche, poi è passato al fumetto, lavorerà negli anni ’80 per la celebre DC Comics americana, alla narrativa, ad esempio Stardust, e alla sceneggiature per il cinema come La leggenda di Beowulf (Beowulf) per la regia di Robert Zemeckis (2007) in collaborazione con Roger Avary.